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  • daniladestefano

Pensiero depressivo & impotenza appresa: una pessima squadra



In questo post non si parla di depressione, ma di pensiero depressivo. La depressione è un disturbo dell'umore, il pensiero depressivo un atteggiamento mentale che non è considerato patologico di per sé.

Il pensiero depressivo è considerato dagli studiosi in vari modi.

C'è chi parla di ruminazione, uno stile di pensiero caratterizzato dal susseguirsi di immagini e pensieri negativi e pessimistici che riguardano eventi del passato. I comportamenti e i pensieri della persona sono mossi dalla continua ripetizione mentale di questi avvenimenti. L'umore, di conseguenza, resta molto basso.

Oggi però voglio soffermarmi su una cosa un po' diversa, vissuta da molte più persone.

Che attribuzioni date agli eventi che vi accadono?

Secondo la teoria dell'attribuzione, le persone creano continuamente collegamenti causa-effetto per spiegare ciò che accade nella vita di tutti i giorni, anche quando si hanno poche informazioni a disposizione. Queste attribuzioni possono essere interne, nelle quali si ricollega "l'effetto" a caratteristiche personali o interne dell'individuo, oppure esterne, nelle quali si ricollega "l'effetto" a cause esterne all'individuo come la sfortuna, la fortuna o interventi di terze persone o del "caso". Ad esempio:

Dire che un esame è andato male perché io ho studiato poco, ha un'attribuzione interna.

Dire che un esame è andato male perché sono stato sfortunato, ha un attribuzione esterna.

Il pensiero depressivo è caratterizzato da attribuzioni interne di eventi negativi e attribuzioni esterne di eventi positivi. Ovvero:

Se accade qualcosa di brutto, la spiegazione a ciò sarà:

E' causa mia, perché non sono abbastanza intelligente/sveglio/bello. E' colpa mia, perché non sono in grado di...

Se accade qualcosa di bello, la spiegazione sarà:

E' successo perché sono stato fortunato. E' successo perché sono stato aiutato. Non so perché è andata così, sarà stato un caso.

Questo stile di pensiero è fortemente connesso a una bassa autostima e a una predisposizione al pensiero pessimistico. Insieme, possono essere creatori sostenitori di impotenza appresa.

L'impotenza appresa è un atteggiamento di rinuncia che avviene in seguito a una ripetuta esposizione ad eventi negativi giudicati come incontrollabili dall'individuo. Dopo un susseguirsi di questi, si instaura una dinamica di ostacolo mentale nella quale l'individuo sentirà di non poter far nulla per agire sugli eventi in generale. Si instaura così un circolo vizioso, nel quale vi è una continua auto-svalutazione e senso di impotenza. Ci si lascia andare agli eventi, pensando di non poter far nulla per far andare le cose diversamente.

Questo atteggiamento mentale può impedire di raggiungere i propri obiettivi, far avverare i propri desideri, risolvere situazioni che ci stanno scomode. Pensiamo che nulla possa essere fatto per cambiare le cose, quindi spesso, con rassegnazione, "ricamiamo" la nostra vita su dei presupposti negativi che giudichiamo definitivi e non-modificabili.

E se vi dicessi che le cose non stanno così? 😉

"La più grande scoperta della mia generazione è che l'uomo può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio atteggiamento mentale." William James

Dott.ssa Danila De Stefano Psicologa

Ti interessa questo argomento? Clicca e leggi il mio post sul Locus of Control


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