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Rapporto tra madri e figlie e come si riflette nella vita


I genitori, fin da quando scoprono che il loro bambino sta per venire alla luce, iniziano a creare fantasie e immagini ideali del proprio figlio. Egli sarà intelligente, amante dello sport, simpatico, bravo a scuola, creativo, brillante, Einstein. Queste aspettative possono essere più o meno realistiche e più o meno rigide e, man mano che il bambino cresce, verranno infrante o confermate. I figli, dal canto loro, imitano i genitori: il modo di parlare, di camminare, gli interessi, gli hobbies, le parole più usate, il modo di asciugarsi la bocca e di grattarsi il naso. Per quanto riguarda madri e figlie in particolare, generalmente accade che, durante l'adolescenza, la figlia cerchi un modello da imitare nel genitore ma allo stesso tempo inizi a sperimentare anche diversi modi di vivere, di tagliare i capelli, di vestirsi, di parlare, di agire. Inizia a domandarsi cosa farà nel proprio futuro e inizierà a darsi delle risposte, magari non definitive. La madre, come già detto, ha posto e continua a porre aspettative nei confronti della figlia, più o meno realistiche. La madre ha, quindi, un "ideale di figlia" che vive esclusivamente nella sua mente e che non per forza verrà "accontentato" dalla realtà. La figlia può, ovvero, rispecchiare questo ideale oppure no. L'errore comune è quello di caricare le figlie di queste aspettative, piuttosto che far emergere la loro vera, individuale e unica identità. Cosa accade durante l'individualizzazione della figlia? La figlia inizia a distaccarsi dall'ideale della madre e a dar voce alla sua individualità. Purtroppo, se la madre è molto radicata al suo precedente ideale, potrebbe risultarle molto difficile accogliere questa "nuova" immagine di figlia. Da qui potrebbero scaturire diverse dinamiche: - Liti e conflitti causati dal contrasto tra immagine ideale e reale, nei quali la madre proverà a "rimettere in riga" la figlia; - Delusione provata dalla madre nel vedere la figlia "non all'altezza" delle sue aspettative (forse troppo perfezioniste), che a sua volta potrebbe provocare un vissuto di "non sentirsi abbastanza" nella figlia e, quindi, scarsa autostima che potrebbe ripercuotersi sulle sue attività future; - Ricatti emotivi, ovvero non espressi a parole ma espressi attraverso sensi di colpa (esempi: "ho speso cosi' tanti soldi per farti studiare violino tutti questi anni, e ora vuoi abbandonare?", "ogni giorno torno stanca dal lavoro per guadagnare i soldi che servono per pagare i tuoi studi", "esci sempre con le amiche e mi lasci sola a casa") volti a manipolare le scelte della figlia e che potrebbero provocare tristezza, senso di inefficacia ma anche rabbia e frustrazione a causa della percezione di essere manipolati; - Figlie che cercano di compiacere le madri a tutti i costi, anche rinunciando a ciò che sarebbero i loro veri interessi, scelta che può portare futura frustrazione, infelicità e vari vissuti emotivi negativi causati dal fatto che non fanno ciò che vorrebbero realmente; - Figlie che si ribellano alle continue e a volte irrealistiche richieste delle madri attuando comportamenti estremi; - Rapporti di "odio/amore" nei quali le figlie da un lato proveranno ad assecondare la mamma il più possibile per sentirsi amate e accettate, mentre dall'altro proveranno rabbia e frustrazione per non essere lasciate libere di esprimersi e accettate per quelle che sono. Gli scenari potenziali sono molti. Ciò che si osserva spesso è che alcuni "nodi" che vengono a crearsi in questa fase possono essere trascinati per tutta la vita. Potrebbero anche ripresentarsi nelle dinamiche madre-figlia quando la figlia avrà a sua volta una figlia. La relazione con la propria madre costituisce la prima esperienza fondamentale, modello delle relazioni successive. Molti risentimenti ed emozioni negative nascono da queste dinamiche ma non sono comprese a pieno dalla persona e ciò può influenzare negativamente il nostro senso di autoefficacia, la nostra autostima, il nostro modo di vedere e vivere le relazioni, la nostra serenità mentale e il nostro modo di amare noi stessi e gli altri. Molte donne soffrono di risentimenti nei confronti delle proprie madri per tutta la vita, anche quando queste ultime non ci sono più. La psicologia può essere di grande aiuto in questo. Come superare questi problemi? - Non escludere il marito/papa' da questo rapporto: egli può fare da mediatore dei conflitti ed evitare drammatizzazioni; - Elaborare i risentimenti passati nei confronti delle proprie figure genitoriali con l'aiuto di uno psicologo, affinché questi non si ripresentino nel rapporto con i vostri figli; - Tenere sempre presente che i figli non sono prolungamenti dei genitori. Sono persone dolcemente a metà tra i due partner e una singolare unicità che li caratterizzerà sempre. Rivolgere i propri sforzi nell'individuare questa unicità, farla emergere e sviluppare piuttosto che nel pretendere di strutturare personalità e interessi nel nome dei tanti sforzi e tante risorse economiche spese.

Dott.ssa Danila De Stefano



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